Culture Makers for a Climate-Just Future

In partnership con

Programma

10 Novembre 6 pm

Opening con Veronica Nicolardi (Director Cortona On The Move), Paolo Woods (Artistic Director Cortona On The Move) e i fotografi Solmaz Maryani, Edoardo Delille e Giulia Piermartiri (live streaming dal Mozambico).

11 Novembre 6 pm

Curate and narrate climate change. Edda Fahrenhorst (Artistic director Fotofestival »horizonte zingst« and Yeast Photo Festival) in conversazione con Maria Teresa Salvati (Founder and director of Everythingisconnected.eu) e Grégoire Eloy (Photographer) moderati da Paolo Woods (Artistic Director of Cortona On The Move)

12 Novembre 7 pm

Creativity for climate change. Solmaz Maryani, Edoardo Delille e Giulia Piermartiri (live streaming dal Mozambico) in conversazione con Veronica Nicolardi (Director of Cortona On The Move).

Cortona On The Move x CultureCOP

L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) di febbraio 2022 ha evidenziato come gli impatti del cambiamento climatico stanno devastando il nostro Pianeta, con drammatiche conseguenze per le persone che lo abitano: noi. “Questo rapporto è un terribile avvertimento sulle conseguenze dell’inazione”, ha dichiarato Hoesung Lee, presidente dell’IPCC. “Mostra che il cambiamento climatico è una minaccia grave e crescente per il nostro benessere e per un pianeta sano. Le nostre azioni di oggi determinano il modo in cui le persone si adattano e la natura risponde ai crescenti rischi connessi ai cambiamenti climatici”. L’ultimo rapporto del 26 ottobre dell’UNFCCC, l’agenzia dell’ONU per il clima sugli obiettivi di emissioni, mostra che con gli impegni sul taglio alle emissioni di gas serra sottoscritti finora dai Paesi di tutto il mondo la temperatura del pianeta aumenterà di 2,5°C entro la fine del secolo.

È tempo di agire.

Il cambiamento è in atto. Pericolosi e diffusi sconvolgimenti nella natura sono già evidenti: siccità e desertificazione, riscaldamento e innalzamento degli oceani, alluvioni frequenti e intense sono causa di insufficienza di cibo, rischi per la salute, perdita delle specie, povertà, sfollamento, insicurezza alimentare e idrica soprattutto in Africa, Asia, America centrale e meridionale, nelle piccole isole e nell’Artico.
Sono le persone e gli ecosistemi con minori possibilità di farvi fronte a essere maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici che porteranno inevitabilmente all’alterazione dei già precari equilibri socio-economici globali, aumentando le diseguaglianze trasversali alla nostra società.

CultureCOP è il movimento globale di promotori culturali uniti dalla visione comune di un futuro sostenibile, che nasce per integrare, ispirare e influenzare la COP27, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che, quest’anno, si terrà a Sharm el-Sheikh dal 6 al 18 novembre.
La mission di CultureCOP è quella di operare per una giustizia climatica che possa permettere l’interconnessione delle sfide che dobbiamo affrontare e di co-creare soluzioni che non solo ci aiutino a risolvere queste sfide, ma che servano a costruire un mondo più giusto ed equo per tutti coloro che lo abitano. CultureCOP si impegna a riequilibrare le storiche iniquità e asimmetrie di potere per creare un futuro in cui tutti possano avere le risorse per prosperare, e a dare centralità alle voci dei popoli indigeni e del Sud globale, per guidare il mondo verso un giusto rapporto con noi stessi, gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.

Il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move diventa partner di CultureCOP per farsi promotore di condivisione e diffusione della cultura come strumento di conoscenza, scambio e crescita. La cultura e la fotografia nello specifico, come medium più diffuso e comprensibile, devono svolgere un ruolo centrale nel rappresentare il presente e il futuro dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla geografia e la società. Così è accaduto, per esempio, in tempi recenti con le testimonianze della grave siccità in Italia e in Europa.

In concomitanza con gli eventi organizzati da CultureCOP nel deserto di Dahab (Egitto) e in linea con COP27, Cortona On The Move dal 10 al 13 novembre crea nel centro di Parigi uno spazio narrativo di riflessione e di dialogo sul mondo in cui viviamo, per portare l’urgente e drammatica questione del cambiamento climatico all’attenzione di altri culture makers, appassionati di fotografia, collezionisti ed esperti del settore presenti nella capitale francese per la fiera internazionale Paris Photo.

L’obiettivo è far maturare nuova consapevolezza e quella necessaria trasformazione culturale che costituisce le fondamenta di un’azione globale per ottenere un futuro di giustizia climatica e sociale, identificando nella fotografia autoriale e documentaria uno strumento con cui dare rilevanza al climate change e ai suoi effetti e, allo stesso tempo, sensibilizzare una platea trasversale di utenti.

Cortona On The Move presenta due progetti con diversi sguardi alla contemporaneità in linea con la sua mission: la costante ricerca di narrazioni originali e innovative e di nuove prospettive e visioni sul mondo in cui viviamo.

Cultura è sinonimo di impegno collettivo, per un futuro segnato dalla giustizia climatica.

Move and act.

Veronica Nicolardi
Direttrice Cortona On The Move

Requiem for Our Future

Come si fotografa il futuro? Come lo si fotografa quando non è fantascienza, ma una realtà distopica dietro l’angolo? Per questa mostra che Cortona on the Move ha realizzato in collaborazione con CultureCOP in occasione della COP27 e di Paris Photo, abbiamo deciso di esporre due progetti che a nostro avviso dimostrano come la fotografia possa essere uno strumento potente non solo per mostrare gli effetti immediati dei danni che abbiamo arrecato al nostro straordinario pianeta, ma anche come possa misurare, confrontare, mettere in prospettiva e, in ultima analisi, immaginare e forse anche prevedere il futuro.

Solmaz Daryani, con il suo lavoro intitolato “The Eyes Of Earth“, ci conduce per mano in una storia familiare intima che si intreccia con un disastro ecologico. Per generazioni la famiglia di Solmaz ha vissuto e prosperato sulle rive del lago di Urmia, in Iran. Si trattava del secondo lago salato più grande del pianeta. Ma la fotografa ci spiega che “dal 1972 il lago ha perso l’88% della propria superficie a causa della deviazione del flusso d’acqua dolce che vi confluisce”.
Questa storia, che conosciamo fin troppo bene, è destinata a ripetersi decine di volte in tutto il mondo e uno dei punti salienti del lavoro di Solmaz è quello di mostrarci che le conseguenze non sono solo ecologiche ma anche emotive. Prevede il nostro futuro guardando al passato. Il progetto ci mostra infatti una raccolta di foto toccanti tratte dall’album di famiglia, incentrate sul lago e sul suo ruolo nei ricordi condivisi, che vengono poi contrapposte alle immagini del lago così com’è oggi. Le immagini contemporanee non cedono all’allarmismo ecologico, ma sono piuttosto una riflessione malinconica su ciò che siamo capaci di fare e sul peso che questo ha sulle nostre identità. Un requiem per il nostro futuro.

Edoardo Dellille e Giulia Piermartiri ci presentano “Diving Maldives“, il primo capitolo di un progetto ambizioso in cui mettono alla prova la tipica nozione secondo la quale la fotografia congela il presente e di fatto plasmano il mezzo in modo da fargli raccontare il futuro. E per farlo usano la proiezione, un termine che si riferisce sia a un tipico processo fotografico sia a ciò che immaginiamo sarà il futuro. Non si tratta di immagini generate da un software o da una sorta di doppia esposizione. Sono testimonianze di un momento realmente vissuto, quando Edo e Giulia hanno utilizzato un dispositivo di proiezione ad alta potenza per fare luce sulla vita quotidiana nei villaggi delle Maldive dove vivono solo persone del posto. Ma la luce è in realtà la proiezione di diapositive di immagini subacquee scattate dall’ignaro turista che cerca di assicurarsi un ricordo della vacanza.
Come risultato si ottengono fotografie inquietanti, estaticamente complesse e oniriche, che ci mostrano ciò che ci aspetta. Ancora una volta, queste fotografie non si prestano alla spettacolarizzazione e alla drammatizzazione del riscaldamento globale, ma ci mostrano come l’arte sia fondamentale non solo per guardare il mondo, ma anche per immaginarlo.

Paolo Woods

Direttore Artistico Cortona On The Move

DIVING MALDIVES

Le Maldive – note soprattutto per le spiagge dei loro esclusivi resort e per le attività subacquee – hanno un’altezza di circa 1,5 metri sul livello del mare, e questo rende il Paese il luogo più basso del mondo. Secondo le Nazioni Unite sarà primo Stato al mondo a scomparire come conseguenza dei cambiamenti climatici.
In Diving Maldives, Giulia Piermartiri ed Edoardo Delille hanno raccolto fotografie subacquee scattate dai turisti e le hanno proiettate come fossero diapositive. Quindi le case e le strade sono diventate il telo su cui è stato proiettato un futuro non troppo lontano che incombe sulla loro vita quotidiana.

Giulia Piermartiri (1990, Porto Sant’Elpidio, Fermo, Italia) ed Edoardo Delille (1974, Firenze, Italia) collaborano a storie che producono insieme. Dopo aver concentrato le loro ricerche sul confine meridionale degli Stati Uniti, hanno deciso di focalizzarsi sugli imminenti sviluppi del cambiamento climatico.

THE EYES OF EARTH

Sono cresciuta accanto al lago di Urmia, in Iran, che era il più vasto del Medio Oriente. Un tempo fiorente meta turistica, il lago ha dato da vivere a molte persone, tra cui la famiglia di mia madre. A partire dal 1972, però, ha perso l’88% della propria superficie e l’80% del volume a causa della deviazione del flusso d’acqua. Il turismo e l’agricoltura locali hanno progressivamente risentito del prosciugamento del lago. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale hanno determinato uno sforzo coordinato per salvare il lago, ma la strada da percorrere è ancora lunga.
In questo progetto a lungo termine di storia personale e ambientale ho cercato di dimostrare l’impatto del prosciugamento del lago di Urmia sulla mia famiglia, sull’ecosistema e sulle persone che vivono nell’ambiente circostante. La scomparsa del lago di Urmia è molto più di un pericolo ambientale: è una ferita emotiva nella memoria delle persone.

Solmaz Daryani (1989, Tabriz, Iran) è una fotografa documentarista che vive tra l’Iran e il Regno Unito. Il suo lavoro è incentrato sui temi del cambiamento climatico, della crisi idrica, sugli esseri umani e le loro relazioni con l’ambiente, le comunità e le culture.