Francesco Anselmi
Io sono confine. Con Medici Senza Frontiere tra viaggio, attesa e cura.
Un’esplorazione che segue le tracce di chi arriva in Italia dalla frontiera slovena, dopo il lungo cammino della rotta balcanica. Il Carso, la pietra, i magazzini del porto di Trieste diventano luoghi segnati dal passaggio e dall’attesa, dove il confine sembra continuare a esistere anche dopo l’arrivo, nei corpi stanchi, nelle ferite e nell’incertezza. Dentro questo vuoto, prende forma una rete di società civile fatta di volontari, associazioni e realtà umanitarie che ogni giorno costruiscono risposte concrete e solidali, trasformando luoghi di transito in spazi di ascolto, cura e relazione. In questo contesto opera anche Medici Senza Frontiere con lo sportello socio-sanitario HOPE che, attraverso orientamento e accompagnamento ai servizi sanitari per chi vive condizioni di estrema precarietà, riafferma il principio che il diritto alla salute debba esistere anche nei luoghi di confine.
Il progetto mette così insieme il viaggio e la frontiera con le relazioni umane che nascono fatte di gesti di cura, presenza e solidarietà capaci, almeno per un momento, di dissolvere il confine stesso.










