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As It May Be

Bieke Depoorter ha intrapreso viaggi regolari in Egitto nel 2011, anno d’inizio della rivoluzione, in un periodo segnato da disordini e sospetti, durante il quale la vita privata veniva spesso tenuta nascosta. Chiedeva alle persone che incontrava se poteva passare la notte a casa loro. Le donne, i loro mariti e i loro figli hanno condiviso con lei la quotidianità, il cibo e persino il letto. Tuttavia la consapevolezza del suo status di outsider, sia culturalmente che come fotografa, ha iniziato a crescere. Nel 2017 ha rivisitato l’Egitto con la prima bozza di questo libro, invitando le persone a scrivere commenti direttamente sulle fotografie. Sono emerse opinioni contrastanti sul Paese, la religione, la società e la fotografia. Visioni di persone che altrimenti non si sarebbero mai incrociate.

Bieke Depoorter

Bieke Depoorter (1986, Kortrijk, Belgio) ha conseguito un master in Fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts di Gand nel 2009. A soli 25 anni è entrata a far parte dell’agenzia Magnum, presso la quale è stata nominata nel 2012 e ne è diventata membro a pieno titolo nel 2016.

Per la serie Ou Menya, la giovane artista ha viaggiato per tre mesi in Russia a bordo della ferrovia Transiberiana. Quest’opera le è valsa diversi premi, tra cui il Magnum Expression Award nel 2009 ed è diventato un libro pubblicato da Lannoo nel 2011. Per I am about to call it a day, Depoorter si è recata negli Stati Uniti e l’omonimo libro è stato pubblicato nel 2014 in Svizzera e Belgio. Depoorter ha completato il suo primo cortometraggio, Dvalemodus, nel 2017, insieme al musicista Mattias De Craene. As it may be è il suo nuovo libro, pubblicato da Aperture, Edizioni Xavier Barral e Hannibal.