Il co-fondatore e caporedattore di LensCulture ci racconta cosa vuol dire fare parte di una giuria, come ottenere il meglio da una lettura portfolio e la collaborazione con Cortona On The Move, che si rinnova con la seconda edizione di New Visions.

 

Partiamo dall’inizio, le origini di Lensculture. Cosa ti ha spinto a creare la piattaforma? A cosa ti sei ispirato?

Sono sempre stato affascinato dalla fotografia, credo che sia un linguaggio senza eguali in quanto a universalità e diffusione. LensCulture è nata nel 2004. Al tempo ero a capo di un’agenzia di branding che collaborava con grandi fotografi per realizzare campagne per i nostri clienti. Ero intrigato dagli usi multidisciplinari della fotografia e di come venisse utilizzata per motivi diversi nel mondo: nella politica, nei media, nella propaganda, nell’arte, nell’espressione personale e nella cultura popolare. Ho così lanciato un magazine online, una piattaforma dove esplorare i vari usi della fotografia. Volevo scoprire gli artisti più innovativi, volevo entrare in contatto con gente interessante ed imparare da loro. Ho avuto la possibilità di conoscere alcuni dei miei miti con la scusa di intervistarli per il mio magazine! Ed è ancora la curiosità che ci guida tutt’oggi, a LensCulture.

Hai molta esperienza alle spalle, sia come membro di una giuria che come lettore portfolio, la tua fama ti precede. Cosa cerchi in un progetto fotografico? C’è qualcosa che ti faccia subito capire che un lavoro ha potenzialità?

Trovo esaltante che ci siano così tanti generi di fotografia e così tanti tipi di progetti fotografici. A prescindere dal genere, mi piace essere sorpreso e vedere progetti presentati con chiarezza ed intelligenza. Ovviamente la fotografia dev’essere eccellente e deve attirare subito lo spettatore, quindi è utile cominciare la presentazione con un’immagine forte che attiri l’attenzione. Gli altri dettagli sono ugualmente importanti: il titolo deve essere intelligente e suscitare curiosità, il testo introduttivo deve catturare l’attenzione come se fosse un buon articolo di un magazine. Eventuali didascalie devono contribuire all’avanzamento della narrazione.
Le persone che riflettono molto sul loro lavoro sono in grado di presentarlo in maniera ponderata, e questo fa la differenza. La chiarezza può trasformare dieci foto che interagiscono bene tra loro in un vero e proprio progetto, con una propria logica e con proprie fonti, che è ben più di qualche fotografia messa assieme. Insomma, la presentazione contribuisce tanto quanto la fotografia. Cerco persone che padroneggino il linguaggio fotografico e che siano degli storyteller sapienti, cerco maniere per mettere assieme fotografie forti e creare qualcosa di ancor più grande, complesso ed interessante.

Parliamo dei testi. Quanto pensi siano importanti nella narrativa di un progetto?

Un buon testo aiuta il pubblico ad apprezzare il lavoro e a capire cosa ha in mente l’artista. Se manca il testo non resta che formulare ipotesi, e si corre il rischio di perdere molte sfumature. Un buon testo guida lo spettatore verso riflessioni specifiche e contestualizza la storia, inoltre le didascalie aiutano lo scorrimento della narrazione da un’immagine all’altra. Un buon testo crea e sostiene un’atmosfera, trasmette emozioni e aiuta il pubblico a comprendere idee complesse.

Quali sono gli errori più frequenti commessi dai fotografi nel mostrare il proprio lavoro?

Un fotografo dovrebbe mostrare solo i suoi lavori migliori. Sarà un luogo comune, ma less is more: se avete otto immagini buone e due immagini non così buone, mostratene otto, non dieci. Lo spettatore sarà stupito da otto immagini e apprezzerà la vostra abilità di selezionare ed editare. Se mostrate immagini così così, lo spettatore potrebbe pensare che non distinguete tra eccellenza e mediocrità.
Altro consiglio, è necessario avere un punto di vista che crei una narrativa (cioè il tema del progetto), o che conduca lo spettatore verso un senso di scoperta o verso un’emozione. Siate chiari ed assicuratevi di dare un contesto al pubblico, rendete comprensibile il progetto che volete presentare. Non circondate il vostro progetto di mistero, non rendetelo un indovinello.

Cosa ne pensi delle letture portfolio? Sono davvero utili?

Le letture portfolio possono rivelarsi utilissime per la crescita professionale e creativa. Permettono di instaurare degli ottimi contatti personali: danno la possibilità di incontrare professionisti che potrebbero voler utilizzare il lavoro del fotografo (ad esempio, un curatore per una mostra, o un redattore di una rivista per la pubblicazione) offrendo opportunità di avanzamento professionale.
Se il progetto non è ancora completato, la lettura portfolio permette di ottenere consigli e suggerimenti competenti. Ma non è detto che i consigli siano sempre quelli giusti. Se parli con dieci persone, ci sono molte probabilità che tu ottenga dieci diversi punti di vista. È quindi fondamentale che il fotografo riesca a pensare “Ok, ascolto con attenzione ma resto padrone delle mie decisioni.”

 

Negli ultimi anni la fotografia documentaristica è stata oggetto di una rivoluzione radicale, sia dal punto di vista visuale che da quello narrativo. In relazione a questo, quando si può definire un progetto come “originale”?

Cominciamo con cosa rende buono un progetto di fotografia documentaristica: è quella sensazione di guardare attraverso gli occhi di un’altra persona, di pensare con la sua testa e di capire perché interagisce così con il mondo.
Abbiamo una lunga storia della fotografia alle spalle, a mio parere non è necessariamente importante pensare in termini di originalità. È però necessario possedere una voce chiara, un proprio punto di vista, ed è necessario creare emozione ed empatia attraverso il proprio lavoro. Non sono sicuro si possa parlare di una rivoluzione di linguaggio, ma credo che molti artisti stiano sviluppando un approccio sempre più personale allo storytelling, ed è questo che distingue i loro lavori dal resto della massa. Guardo centinaia di foto al giorno, e non mi capita spesso di vedere dello storytelling efficace; è una vera e propria sfida, è un obiettivo da raggiungere per dare al lavoro freschezza e autenticità al proprio progetto.

Parliamo di New Visions. Quali sono le sue peculiarità? Quali sono i vantaggi di partecipare a una open call?

Sono molto felice di far parte della giuria di New Visions. Sono rimasto molto impressionato dalla qualità dei lavori in gara la scorsa edizione, è per me un onore e un privilegio ricevere così tanti buoni progetti.
Partecipare a una open call è una buona pratica, anche solo per il processo stesso, in quanto aiuta a ottenere chiarezza sul proprio progetto. Comporta l’effettuare una selezione, lo scrivere uno statement convincente, il preparare delle didascalie per ciascuna immagine…Tutto ciò contribuisce alla crescita del lavoro.
Quello che contraddistingue New Visions è un focus su progetti che alzino la posta in gioco nel coniugare fotografia e storytelling, cercando di espandere i confini di questa unione. I progetti che abbiamo selezionato l’anno scorso, e molti dei lavori ricevuti, si distinguevano in questa direzione, erano progetti freschi e innovativi.
Infine io, come caporedattore di LensCulture, sono sempre alla ricerca di progetti nuovi e freschi, quindi far parte della giuria di New Visions mi ispira nel pensare a nuove possibilità per il festival e nel cercare lavori da condividere con il pubblico internazionale di LensCulture.

Pensa a Cortona On The Move. Qual è il tuo più bel ricordo del festival?

Solo uno? Ok, ecco qua: l’anno scorso, la mostra di Luis Cobelo. Sono entrato nelle stanze del vecchio ospedale dove era esposto Zurumbático. Lo spazio di per sé trasudava un’energia molto particolare. Sono rimasto molto colpito dalla presentazione del lavoro: wallpaper giganti, altre immagini appese sopra ai wallpaper, tante proporzioni diverse e giustapposizioni intelligenti…Mi sono trovato faccia a faccia con un ritratto gigante di un uomo che ti fissava con occhi ciechi, con un suonatore di fisarmonica, con un gallo, presentati con quel tocco di magia che calzava a pennello con il tema del progetto… Mi sono sentito trasportato in un universo parallelo, perso nel pazzo mondo di Zurumbático, ed è stata una sensazione fantastica. L’arte può mutare le nostre sensazioni e i nostri pensieri, e Cortona On The Move crea sempre la giusta atmosfera per far scaturire questo tipo di magia.

 

 

New Visions è un’open call aperta ai fotografi di tutto il mondo per la presentazione di lavori fotografici forti e originali. I tre progetti selezionati da Jim e dalla giuria saranno esposti durante l’ottava edizione del festival, dal 12 luglio al 30 settembre 2018.

Jim Casper è il caporedattore di LensCulture, una delle principali piattaforme online per la scoperta della fotografia contemporanea in tutto il mondo. Attivamente impegnato nel mondo della fotografia contemporanea, Casper organizza ogni anno eventi fotografici internazionali, viaggia in tutto il mondo per incontrare i fotografi e visionare i loro portfolio, cura mostre d’arte, scrive di fotografia e cultura, tiene conferenze e laboratori, funge da giurato e nominatore internazionale per importanti riconoscimenti, e fa parte come consulente di varie organizzazioni artistiche e didattiche.

 

Intervista condotta da kublaiklan

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kublaiklan è un collettivo che realizza progetti curatoriali, educativi e di comunicazione in ambito fotografico. I membri (Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Laura Girasole, Aleksander Masseroli Mazurkiewicz e Marco Spinoni) si sono conosciuti nell'ambito del Festival internazionale di fotografia Cortona On The Move.