Abbiamo incontrato la fotografa torinese, celebre per lavori che coniugano attualità e mise en scène. Guia terrà un workshop sull’argomento il 29-30 settembre 2018 alla Summer School di Cortona On The Move, in collaborazione con Canon.

 

I tuoi lavori di staged photography, o mise en scène, si sono guadagnati riconoscimento internazionale. Come e quando ti sei avvicinata a questo genere fotografico?

La gravidanza è stata un momento cruciale, per questioni di mobilità. Mi sono ritrovata a trasformare i miei pensieri in scene costruite, in modo naturale ed istintivo, restituendo la realtà che vivevo attraverso una rappresentazione.

La staged photography può scavalcare i confini della fotografia concettuale per entrare nel mondo della fotografia documentaria, portando alla luce temi di attualità; nel tuo caso, i cambiamenti climatici o la condizione sociale della donna. Pensi questo sia un fenomeno recente? Come interagiscono realtà e rappresentazione?

Già nell’Ottocento c’erano artisti che raccontavano il sociale con il mezzo  fotografico,attraverso delle mise en scène. Ti faccio un esempio: “The Two Ways of Life”, di Oscar Gustave Rejlander (1813-1875). Il pittore e fotografo svedese utilizzò trentadue negativi per realizzare un fotomontaggio di una scena ispirata ad un dipinto di Raffaello, con l’intento di raffigurare i diversi modi di vivere: religione, sensualità, virtù, saggezza…
Creare una mise en scène significa distillare un concetto, un’idea, un sentimento o un’opinione in una sola rappresentazione, e poter così prolungare quello che è il proprio pensiero su se stessi o sul mondo.
In altre parole, non è la macchina fotografica che registra la realtà, sei tu che la utilizzi per raccontare quello che vedi e come lo vedi. Mi interessa quel momento in cui la fiction e la realtà si incontrano per raccontare qualcosa di te o del mondo che non sapevi, proponendoti alternative di pensiero. C’è una frase di Ralph Waldo Emerson che amo molto e che sintetizza bene questo concetto: “Fiction reveals truth that reality obscures”.

Come costruisci i tuoi progetti fotografici?

Lavoro su due livelli, uno pratico e uno delle emozioni. Sono livelli che convivono, uno di ricerca e scouting, l’altro che si sviluppa lentamente attraverso emozioni, dando forma a quella che poi sarà l’atmosfera finale.
La location e il budget rientrano nell’aspetto pratico; non è facile trovare luoghi che abbiano gli elementi estetici necessari e dove si possa lavorare liberamente. Inoltre è complicato trovare luoghi che siano utilizzabili con budget ridotti o inesistenti.
Poi c’è il livello delle emozioni, qui rientrano i props (vestiti, oggetti, tessuti…), che cerco in fasi e luoghi diversi come mercatini, negozi vintage, ebay o attraverso amici.
Nel livello delle emozioni rientra anche la ricerca delle persone da fotografare. A volte sono  semplicemente persone incontrate in un cafè e fermate sul momento, un viso che ti appare davanti all’improvviso per raccontarti quello che già ti immaginavi.

Per chi non è familiare con la staged photography, consigliaci due artisti da dove cominciare.

Cindy Sherman e Gregory Crewdson.

A Cortona terrai un workshop in cui inviterai i partecipanti a esplorare le diverse tipologie di mise en scène. Come ti approcci all’insegnamento? Hai qualche aneddoto da condividere?

Ho iniziato a insegnare a Parigi in una scuola di fotografia, quattro anni fa. La mia metodologia varia molto dal numero di partecipanti a ciascun workshop. Lavoriamo sulla realizzazione di una scena; quello che mi interessa è far emergere il mondo personale di ciascun partecipante, che sia in gruppo o singolarmente. Se il gruppo è grande preferisco creare microgruppi, riuscendo così a far emergere qualcosa delle visioni di ciascuno. Nell’ultimo workshop ho avuto la possibilità di lavorare one-on-one ed è stato molto proficuo. Uno degli studenti ha ricostruito il suo ufficio, realizzando una serie molto divertente di caricature. Qualcuno ha messo in scena delle canzoni; un altro ha lavorato con panorami esistenti e ha scorporato le costruzioni trasformandole in geometrie astratte. Un’altra ancora ha lavorato con un’attrice di teatro utilizzando delle stanze per raccontare delle storie.

Dal 2017 sei Canon Ambassador. Quali sono i vantaggi nel portare avanti una collaborazione di questo tipo?

Essere Canon Ambassador mi ha portato a una consapevolezza diversa del mio mestiere, mi ha dato l’occasione di confrontarmi e interrogarmi sulla natura stessa del mio lavoro. Inoltre mi ha dato la possibilità di comunicare con un pubblico più vasto, attraverso le talk e i workshop.

In passato hai utilizzato il crowdfunding per realizzare un tuo progetto fotografico. È stato utile? Consiglieresti l’esperienza a un altro fotografo e se sì perché?

Consiglio il crowdfunding a fotografi con progetti video o editoriali. È necessario prepararsi molto bene prima: preparate la mailing list, scegliete la piattaforma più adatta al progetto e riunite elementi creativi che diano un tocco originale alla campagna (video, disegni, foto…). Considerate di dedicare 4-6 settimane alla preparazione.
Il crowdfunding richiede molto lavoro di diffusione prima, durante e dopo. Quindi condividete, condividete, condividete…

Grazie Guia, ci vediamo a Cortona!

Sarà la prima volta che vengo… Non vedo l’ora!

 

 

Guia Besana (1972) è una fotografa italiana che attualmente vive e lavora fra Parigi e Barcellona. Dopo gli studi in media e comunicazione a Torino, dal 1994 si dedica esclusivamente alla fotografa e si trasferisce a Parigi. Con un particolare interesse al tema dell’identità e al mondo femminile viaggia in diversi paesi ed entra a far parte dell’agenzia Anzenberger nel 2005. Nel 2013 entra nella galleria Anzenberger con la serie “Under Pressure” e nel 2016 diventa membro della galleria 1968 (Londra). Il suo lavoro è regolarmente pubblicato su riviste e blog internazionali: CNN blog fotografico, New York Times, Newsweek, Huffington Post, Marie Claire, Vanity Fair, Le Monde, Courrier International, D di Repubblica, Esquire. Il suo lavoro è stato riconosciuto da numerosi premi internazionali: MIFA Moscow, Los Angeles LADCA, GRIN, MarieClaire International Award, AI AP, PWP – Professional Women Photographers, finaliste al Julia Margaret Cameron Award , finalista al premio Leica Oskar Barnack. Con il suo progetto personale Baby Blues nel 2012 vince il premio Amilcare Ponchielli Grin e inizia a realizzare serie di immagini mise en scène.
 Le sue immagini sono state esposte in Virginia (Stati Uniti), Los Angeles (Stati Uniti), New York (Stati Uniti), Buenos Aires (Argentina), Italia, Francia, Spagna e Malesia.

kublaiklan

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kublaiklan è un collettivo che realizza progetti curatoriali, educativi e di comunicazione in ambito fotografico. I membri (Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Laura Girasole, Aleksander Masseroli Mazurkiewicz e Marco Spinoni) si sono conosciuti nell'ambito del Festival internazionale di fotografia Cortona On The Move.